Nel secondo dopoguerra, Fregene non era solo una località balneare, ma una vera e propria enclave culturale. Tra le dune e i canneti del litorale tirrenico, intellettuali e cineasti come Fellini, Moravia e Pasolini cercavano una dimensione sospesa. In questo scenario, in via Silvi Marini, intorno al 1971, approdò Gian Maria Volonté, guidato dall’amico sceneggiatore Franco Solinas.

Il Villaggio dei Pescatori
Al Villaggio dei Pescatori, Volonté acquistò inizialmente un piccolo deposito. Con la meticolosità che lo contraddistingueva sul set, lo trasformò in una villa a un piano: una dimora incastonata tra quella di Solinas e quella di Mastroianni. Nonostante non fosse un amante del nuoto, Gian Maria amava quella vista: la grande vetrata che si apriva sul canneto e le solitarie passeggiate invernali sulla spiaggia erano per lui una ricarica vitale rispetto al caos di via del Moro a Trastevere.
La famiglia allargata
Fregene era il regno della sua vita privata con la compagna Armenia Balducci. Qui la coppia diventava una famiglia insieme ai figli, Giovanna e Sebastiano. I fine settimana la coppia di tanto in tanto si allargava ad altri ospiti. Gian Maria preparava la cena con meticolosità, passione che aveva ereditato dalla madre e se la compagnia era quella giusta i piatti lasciavano il posto al panno verde: la peppa, lo scopone e il poker erano i giochi più apprezzati.
Da Mastino
Quando invece si mangiava fuori si andava dai Mastino, una trattoria a conduzione familiare nata ufficialmente nel 1961 ma leggenda narra che i primi piatti furono preparati durante le riprese dello Lo sceicco bianco. Gian Maria divenne grande amico della famiglia Mastino. Spesso li raggiungeva al mattino sulla spiaggia, si metteva insieme a loro a pulire le reti, e si sceglieva il pesce che mamma Filomena gli avrebbe cucinato.

La militanza e lo scontro
Il suo impegno politico non andava mai in vacanza. Si racconta di un furioso litigio proprio da Mastino, scatenato da alcune critiche al PCI mosse dagli amici di Armenia. Per Volonté la tessera del partito non era un pro forma: la mostrò ai presenti ricordando che, per statuto, ogni iscritto aveva il dovere di difendere il Partito da ogni attacco.
Il lato inedito: Cabaret e imitazioni
Lontano dai riflettori che lo dipingevano come ombroso e scostante, a Fregene Volonté rivelava un talento comico insospettabile. Insieme a Giorgio Arlorio metteva in scena piccoli cabaret in dialetto piemontese, mentre i dopo cena erano spesso animati dalle sue incredibili imitazioni. I suoi “cavalli di battaglia”? Federico Fellini, Marco Ferreri e un perfetto Tomas Milian nei panni del Monnezza. Ricorda Anna Maria Tatò:
Gian Maria era una persona affettuosa, un po’ umorale, a volte scherzando Mastroianni diceva: «Gian Maria è di buon umore. Perché non dovrebbe?» Erano due attori di grande talento con una vita diversa che però si riconoscevano. Penso che si piacessero. Fregene era come un’isola, era una comunità, si parlava di sogni, di speranze, di tutto. Era un rapporto basato sul piacere di stare insieme. Fino al ’74 è stato un gran momento. Oggi sembra la preistoria.

Stark System
Proprio tra le mura della villa di Fregene, sull’onda della battaglia sindacale voce-volto, nacque il progetto più ambizioso e sfortunato: Stark System. Una parodia del genere poliziottesco prodotta in proprio tramite la casa Filmeco, fondata con i fratelli Balducci. All’infuori della coprotagonista Dalila Di Lazzaro, quasi tutti, amici e conoscenti, recitarono in cambio di una percentuale sugli incassi.
Il naufragio di un sogno
Girato tra il novembre e il dicembre, il film fu travolto dalla sfortuna. Nel marzo 1980, a Volonté venne diagnosticato un cancro al polmone e non poté seguire l’uscita nelle sale.
Ricorda Sebastiano Zampa, il figlio di Armenia:
Stark System fu la loro rovina economica. Alcuni per ravvivare il proprio rapporto fanno un figlio, loro realizzarono un film. Fu una catastrofe.

L’addio a un’isola felice
I debiti accumulati per la produzione del film e le ingenti spese mediche costrinsero l’attore a vendere l’amata casa di Fregene. Con quella vendita non svanì solo una proprietà, ma si chiuse un’epoca irripetibile di libertà e sogni collettivi. Fregene, da isola felice degli intellettuali, cominciava a diventare “preistoria”