Nel secondo dopoguerra, Fregene non era solo una località balneare, ma una vera e propria enclave culturale. Tra le dune e i canneti del litorale tirrenico, intellettuali e cineasti come Fellini, Moravia e Pasolini cercavano una dimensione sospesa. In questo scenario, in via Silvi Marini, intorno al 1971, approdò Gian Maria Volonté, guidato dall’amico sceneggiatore Franco Solinas.
Gian Maria Volonté nel salotto della sua casa a Fregene, 1972.
La classe operaia va in paradiso (1971), diretto da Elio Petri e scritto insieme a Ugo Pirro, rappresenta uno dei vertici del cinema d’impegno civile italiano. Il film, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes, fu il risultato di un percorso di preparazione profondamente immersivo che coinvolse Gian Maria Volonté in un’indagine diretta sul campo, prima davanti ai cancelli della Fatme di Roma e poi nelle fabbriche del Nord Italia, tra operai, sindacalisti e dirigenti.
La classe operaia va in paradiso (1971). Palma d’Oro a Cannes, il film di Elio Petri esplora con spietata lucidità il mondo della fabbrica. Gian Maria Volonté offre una prova attoriale monumentale, dando corpo e voce a Lulù Massa, l’operaio che scopre la coscienza politica attraverso il dolore e la follia.