Un ricordo di Armenia Balducci

Armenia Balducci non è stata solo la seconda e ultima moglie di Gian Maria Volonté ma anche giovanissima attrice, sceneggiatrice e regista.

Armenia Balducci

Armenia Balducci e la Ponti – De Laurentiis

Nacque nel 1937 al quartiere Testaccio di Roma da una famiglia numerosa di estrazione popolare, quattro sorelle e un fratello più piccolo. Entrò in contatto con il mondo del cinema per caso. La prima volta fu notata da un impiegato della Ponti – De Laurentiis mentre camminava per strada insieme a sua sorella nei pressi del liceo Righi: «Scusi signorina, sto cercando una ragazza per un film, penso che lei andrebbe bene». Il film era La lupa di Alberto Lattuada, poi distribuito nel 1953. Armenia però risultò troppo giovane e la parte di Maricchia fu affidata alla svedese May Britt.

Il concorso di «Vie Nuove»

Nell’estate del 1952 si trovò a partecipare casualmente a un concorso di bellezza a Ostia, organizzato dalla rivista «Vie Nuove», settimanale legato al Partito Comunista Italiano. Scopo del concorso era la ricerca di nuovi volti per il cinema italiano. Nonostante si fosse classificata al terzo posto, ottenne un contratto di sette anni per la casa di produzione Ponti – De Laurentiis.

Armenia Balducci incontra il grande cinema italiano

Tra il 1953 e il 1956 partecipò a sei film con lo pseudonimo Bella Visconti: Anni facili, Un giorno in pretura, Questa è la vita, L’arte di arrangiarsi, Ragazze d’oggi, Tempo di villeggiatura. Per Armenia, ancora minorenne, fu l’occasione di lavorare con alcuni grandi nomi del cinema italiano, come Totò, Alberto Sordi, Marisa Allasio, Vittorio De Sica, Steno e soprattutto Luigi Zampa.

Luigi Zampa

Nato nel 1905, Luigi Zampa è stato uno dei registi più importanti del cinema italiano tra gli anni Cinquanta e Settanta, prima con film di satira e d’impegno politico poi di commedia e di denuncia. Lui e Armenia si conobbero durante le riprese di Anni facili dove la giovane attrice recitava in un ruolo minore. Fra i due nacque una relazione clandestina finché non andarono a vivere insieme nel 1959. Fu un grande scandalo perché Zampa era sposato con una nobildonna della borghesia romana e aveva due figli. La storia dei due non favorì la carriera di Armenia, anzi, specie dopo la nascita di Sebastiano nel 1961. Una vicenda che ricordava per alcuni aspetti quella di Carla Gravina. I due si separarono nel 1967.

Arriva il Sessantotto

Armenia, grazie a Luigi Zampa, aveva conosciuto la letteratura e cominciato un percorso di crescita culturale e politica. Sognava di fare la scrittrice e aveva cominciato a tenere una cronaca puntuale delle sue giornate, un esercizio nato per piacere che da un lato compensava la sua naturale smemoratezza, e dall’altro l’avrebbe aiutata a diventare una sceneggiatrice. In quel periodo viveva in una comune di Trastevere, frequentata da giovani di belle speranze, e lavorava alla casa editrice La Nuova Italia.

L’incontro con Gian Maria Volonté

Gian Maria abitava  in un attico in via della Scala dello stesso rione. Lui e Armenia si conobbero nel 1968 in un caffè, un bar che si chiamava Ferrazzoli e che oggi non esiste più. Armenia affiancò Gian Maria nel  Teatro di Strada e si riavvicinò al cinema. Nel 1972 i due si trasferirono in via del Moro 58, a pochi metri da piazza Trilussa. La casa era spaziosa, sue due piani, al primo c’era un salone dove facevano bella mostra un camino e una scrivania invasa da sceneggiature inedite, al secondo la camera da letto con un terrazzo che si apriva sui tetti.

Armenia Balducci
Trastevere visto dalla casa di Armenia e Gian Maria – © Tutti i diritti riservati

Armenia Balducci, una donna forte.

La coppia, libera da impegni familiari, perché i rispettivi  figli erano stati affidati agli altri genitori, e unita dalla passione politica, si gettò con entusiasmo nel grande fiume del Sessantotto. Armenia non temeva di contraddire Gian Maria, era una donna forte, indomabile, capace di tenergli testa. I battibecchi erano continui e agli amici apparivano molto divertenti quando stavano insieme. La scelta di aderire a un nuovo progetto avveniva quasi sempre tra le mura domestiche tra lui e Armenia, una conversazione così intensa che poteva durare anche fino all’alba. Gian Maria si affidava molto alle capacità critiche di Armenia, non sempre concordava, ma ne era comunque influenzato. La relazione durerà oltre un decennio, la più lunga per l’attore. Non sappiamo se fu la più felice, ma certo coincise con il periodo artistico più fortunato ed economicamente più florido.

A Fregene tra Solinas e Mastroianni

Se Trastevere era la residenza ufficiale di Gian Maria e Armenia, Fregene diventò presto il loro rifugio. Intorno al 1971 Gian Maria comprò un piccolo deposito al Villaggio dei pescatori, lo trasformò in due stanze e poco dopo ne fece una villa, tra quella di Solinas e quella di Mastroianni, a un piano, con un terrazzo sul tetto e una grande vetrata sul canneto e la spiaggia. Volonté non amava il mare per nuotare, ma quella vista gli riempiva lo sguardo, e la spiaggia, per lunghi periodi deserta, gli consentiva di passeggiare in solitudine.

[In aggiornamento]

[Mirko Capozzoli, Gian Maria Volonté, Add editore, Torino, 2018]

 

 

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